mercoledì, 25 gennaio 2006
I segreti di Brokeback Mountain. La mia recensione.

Una storia d'amore. Essenzialmente, e non esattamente. Ossia non solo questo. Immaginateli i due diventare spirito, dimenticando un attimo i loro involucri sessuali- eppure essere prepotentemente carne, sessualmente pura carne che scuote nell'attimo d'una scena, la camera; lassù tra quelle cime innevate, accanto lo scroscio ininterrotto d'un ruscelletto, una tenda e ancora, il fumo della brace del fuocherello che fu a sera, lassù s'era incastrato definitivamente il loro unico e meraviglioso "Per Sempre".
E poi giù a valle, la vita, il suo tedioso scorrere d'alti e bassi-a pensare a quell'eternità che viveva ancora tra i monti- a tratti- a ripercorrerla quando il peso dei vincoli non mordeva troppo.
 I movimenti di macchina sono fluidi e semplici- semplicemente profondi. Il regista Lee dirige alla maniera occidentale. Grande film- che fa riflettere oltre- e lascia la sua bava emotiva a fluire dentro.

postato da: Cispanegliochhi alle ore 22:10 | Permalink | commenti
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lunedì, 23 gennaio 2006

Da sempre l’uomo ha sentito l’impellenza di misurare il mondo in cui stava, perché quel mondo ostile divenisse, il suo mondo. Misurare un qualcosa significa dopotutto circoscrivere il misurato, proporre dei confini certi a cui riferire nuovi equilibri e dimensioni.

Determinare lo scorrere del tempo, tramite strumenti atti a misurarlo, significa determinare con certezza lo spazio del farsi e del disfarsi del giorno, significa poter utilizzare quello spazio materialmente.

Eppure il tempo è relativo come ben si sa e, in esso, è insita una propensione menzognera dell’uomo: il tempo, dopotutto, non sarebbe che un concetto vuoto di senso, senza l’umana convenzione a concretizzarlo dal suo astratto universo.

Allo stesso modo, con uguale propensione menzognera, l’uomo misura il mondo attraverso gli accadimenti che fanno parte del suo microscopico quotidiano, attribuendo però ad essi un significato che ha pretese di globalità.

Se vengo promosso all’interno della mia azienda, allora il mondo diventa un luogo meraviglioso che non conosce tragedie o calamità. Se, al contrario, mi succede un qualche evento meno piacevole, allora il mondo diventa un luogo meno degno di quanto non lo fosse appena ieri.

La realtà è che dovremo liberarci dal nostro modo microscopico di vedere le cose, liberarci dalla via unilaterale del nostro io e accogliere nuove diversità nel tribunale che processa gli eventi della nostra biografia personale. E, ad un passo successivo, riuscire a liberarci di quelle diversità e del nostro stesso io, verso la consapevolezza che l’uomo deve esser visto nella sua complessità tutta, attraverso un punto di vista che si tragga verso l’oggettività e che abbandoni l’incerto e congiunturale passo della nostra emotività.

Se riuscissimo a vedere il pezzo di pane e ogni più piccola mollica che lo compone, senza perdere mai di vista la sua interezza, ecco avremo fatto un passo gigante verso la comprensione della nostra vita e verso quella di tutti gli altri. Serve solo un passo successivo e tanta umiltà. 
Concetto: immedesimazione nel diverso.
Parola precisa: empatia. 

postato da: Cispanegliochhi alle ore 17:25 | Permalink | commenti
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domenica, 22 gennaio 2006
Una volta era il popolo degli uomini. Poi sorse un sole sbiadito sulle valli dal lungo collo.
Non restò nulla del mio popolo. Esso venne sterminato impunemente dai visi pallidi.
La valle non sarà mai più la stessa.
Io Cispanegliocchi sono qui per testimoniare d'un mondo senza uomini.
E di questo che vi parlerò.
postato da: Cispanegliochhi alle ore 20:56 | Permalink | commenti (1)
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